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I giovani cercano una vita piena di significato? Sono disinteressati, sfiduciati, privi di motivazioni o, al contrario, hanno un cuore che arde di speranza per il futuro e che è capace di desiderare?
Con queste domande si rischia spesso di perdersi. Non per mancanza di intenzioni o di parole ma perché, immersi in un flusso continuo di stimoli e informazioni, fare spazio è una sfida difficile da affrontare nella quotidianità. Proprio per questo, a volte, diventa necessario fermarsi: per ascoltare le proprie domande profonde e scoprire che la strada per il futuro non si traccia da soli, ma insieme.

Una storia che parte dal 2019
Dal 17 al 21 agosto, il Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Chioggia propone l’iniziativa del campo vocazionale, un’esperienza rivolta a ragazze e ragazzi dagli 11 ai 17 anni per vivere un tempo di sosta, silenzio e condivisione.
Il campo non rappresenta una novità per la chiesa di Chioggia ma un appuntamento ormai consolidato. L’iniziativa ha infatti iniziato a strutturarsi con le caratteristiche attuali a partire dall’estate del 2019 – con una prima proposta ad Assisi –, costruendo anno dopo anno una propria identità e diventando una delle tappe più significative per la pastorale giovanile e vocazionale diocesana.
Di conseguenza, quello che prenderà il via tra pochi giorni a Piani di Luzza non è un semplice viaggio né un ritiro isolato dalla realtà. Si tratta, al contrario, di una sosta pensata per permettere a preadolescenti e adolescenti – dalla scuola secondaria di primo grado fino alla soglia della maturità – di riordinare le proprie priorità e leggere i propri desideri in un clima protetto e accogliente.

Basilica di S. Francesco, Assisi

Basilica di San Francesco in Assisi, località che è stata sede della proposta di Campo Vocazionale nell’estate del 2019 e del 2024. (Ph. Canva)

La fraternità come chiave vocazionale
Dal punto di vista dei contenuti, l’esperienza affonda le proprie radici nei filoni più ampi della pastorale giovanile e della pastorale vocazionale nazionali.
In particolare, la proposta del Centro Diocesano Vocazioni di Chioggia si propone di superare l’idea formale di “vocazione” intesa come scelta isolata o decisione teorica: la chiamata di ciascuno deve identificarsi innanzitutto con una risposta d’amore, che si svela nell’esperienza concreta e nella vita comunitaria.
Questa visione trova una sintesi nel tema scelto per l’edizione di quest’anno: «La fraternità è la strada per scoprire la meta». La proposta, cioè, raccoglie la sfida di accompagnare le ragazze e i ragazzi al riconoscere che la propria strada non si chiarisce nell’individualismo, ma all’interno di una rete di relazioni autentiche. È infatti attraverso il confronto quotidiano, la condivisione, il cammino, il silenzio e la preghiera che ciascuno può imparare a riconoscere il sogno di Dio sulla propria vita. La fraternità non è dunque un semplice contorno, ma uno strumento primario di comprensione di sé.

La fraternità è la strada per scoprire la meta

(Ph. Canva)

Un cammino per la comunità
L’iniziativa, promossa dal Centro Diocesano Vocazioni nel contesto condiviso delle iniziative del servizio diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale, si inserisce nel solco del cammino pastorale della chiesa locale. Un cammino che, negli ultimi anni, ha visto l’istituzione e un graduale processo di “costruzione” delle Comunità cristiane sinodali.
I cinque giorni di sosta e di vita comune rappresentano un’occasione preziosa di crescita per i giovani partecipanti, affinché i frutti dell’ascolto, della riflessione e della fraternità vissuti in questa esperienza possano poi generare valore e nuova linfa nella vita di tutti i giorni.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

È stata un’occasione per vivere la fede tramite un cammino, con lo stile semplice e concreto che ci appartiene. Il tema “Pellegrini di Speranza” ci ha spinto a guardare avanti con fiducia, anche nelle difficoltà. Partecipare al Giubileo vuol dire anche servire, accogliere, condividere e insieme ad altri giovani, è stato un tempo per crescere, riflettere e sentirci parte di una chiesa viva.
Marco, Francesco P. e Leonardo (Scout Chioggia 2)

 

Come scout, quello che ho vissuto in quei giorni è stato qualcosa di unico e toccante, data la fede condivisa di molti ragazzi riuniti nello stesso pellegrinaggio. L’energia di migliaia di ragazzi uniti dalla stessa fede, i sorrisi sinceri, e soprattutto la presenza viva di Dio in mezzo a noi mi hanno profondamente toccata. Ho percepito una pace nel cuore che mi ha fatto capire quanto sia bello affidarsi a Dio, anche nella confusione tipica della nostra età.
Dopo questo Giubileo, sento che la mia fede è cresciuta: non è solo una cosa che “devo fare”, ma una scelta che nasce dal cuore. Questo Giubileo mi ha regalato più fiducia, più speranza, e una relazione più profonda con Dio…
Sofia (Scout Chioggia 2)

 

Ho ripensato al nostro breve ma intenso viaggio che ho vissuto come un viaggio in famiglia. Non solo perché eravamo insieme, ma perché ci siamo sentiti davvero legati, uniti da qualcosa di più grande. Non era solo il luogo, ma le persone, le emozioni, i piccoli gesti. Ogni sguardo, ogni risata, ogni abbraccio sincero ha costruito qualcosa che non si dimentica…
Quelle che all’inizio potevano sembrare disavventure si sono rivelate occasioni per stringerci ancora di più, per aiutarci a vicenda e per scoprire la forza nella nostra unione.
Voglio ringraziare con il cuore gli animatori, Sara, Silvia e Lorenzo. Non sono stati semplici accompagnatori, ma guide, compagni di viaggio, esempi…
Mi porto a casa tanto: i volti, le parole, i silenzi e i momenti di preghiera pieni di senso, le notti passate insieme, le camminate, tutte le risate. Tornare a casa cambiati, un po’ più veri, un po’ più ricchi, un po’ più vivi è il senso più bello di ogni viaggio. Grazie.
Giulia (Parrocchia Buon Pastore)

 

Un’esperienza che aiuta a ritrovare sé stessi. Durante gli incontri di preparazione al Giubileo, ho conosciuto altri e, grazie a questi amici, sono riuscita a stare così distante da casa nonostante fosse la mia prima volta.
Questa esperienza mi ha portata ad avere più fiducia in me stessa e ad affrontare situazioni di difficoltà, distanti dalla propria comodità, ma nelle quali si sono creati rapporti, quasi più sani e veri, di quelli abituali. Un’esperienza che mi porterò sempre nel cuore.
Asia (Parrocchia Navicella)

 

Le cose che mi hanno colpito e fatto riflettere: la prima è stata la Via Lucis, soprattutto perché era stata ambientata ai giorni nostri e con parole attuali, che, almeno per me, mi hanno invogliato ad ascoltarla ancora di più; la seconda è stata la Porta Santa, attraversarla per me è stato un motivo per capire ancora di più quello per cui ho voluto andare al Giubileo; l’ultima ma non per importanza, è stata la Messa in Piazza San Pietro: quello che mi ha colpito maggiormente è stato vedere la quantità di adolescenti e giovani che c’erano, non avrei mai pensato che ci sono ancora così tante persone che seguono la fede cristiana, cosa che secondo me non è scontata.
La parola speranza è quella che mi è stata impressa di più perché, per me, speranza vuol dire fiducia, cosa che devo ancora “scoprire/dare”. Inoltre, mi ha colpito molto la frase che don Giovanni ha detto durante la Messa del sabato mattina: “Il Risorto ci fa scomodare”, perché mi fatto capire cosa sono stata disposta a fare per approfondire ancora di più la mia fede.
Giorgia (Parrocchia Navicella)

 

Mi ha colpito la presenza di tanti giovani perché spesso si sente parlare di ragazzi smarriti. È bello vedere tante persone della mia età con una visione profonda della vita nella fede e che creano rapporti veri e non virtuali. Ho visto la forza e la speranza nel costruire un mondo migliore, un mondo di pace, giovani più positivi e felici che mi hanno fatto cambiare punti di vista verso gli altri, guardando il mondo con più semplicità e con meno pregiudizi.
La parola che più mi ha colpito è stata “passaggio”, perché abbiamo attraversato la Porta Santa ma soprattutto perché mi ha fatto riflettere su quante porte (occasioni) abbiamo nella vita. Quando mi si è aperta la “porta” per venire al Giubileo non ci ho pensato un secondo perché sapevo che sarebbe stata un’occasione indimenticabile.
Sofia (Gruppi Vocazionali)

 

Mi ha emozionato tanto andare a San Paolo Fuori le Mura, così grande e bella, assieme a migliaia di miei coetanei con la stessa fede in Gesù. Ho capito che, se lo seguiamo così in tanti, possiamo rendere il mondo più bello e giusto.
Francesca (Salesiani Chioggia)

 

Essendo stati davvero tanti ragazzi, ho avuto difficoltà a focalizzarmi sull’importanza dei momenti cruciali, in più la stanchezza fisica ha influito; nonostante ciò, porto a casa dei pensieri su cui vorrei lavorare per poter vivere la fede cristiana al meglio, come il voler capire quali sono le porte che portano a Cristo Risorto e quali no.
Elena (Gruppi Vocazionali)

 

Appena siamo entrati attraverso la Porta Santa, ho sentito un senso di pace e la prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stata dire una preghiera per tutte le persone in difficoltà: di salute, ma anche per altri motivi. Mi sarebbe piaciuto molto vedere affacciarsi dal balcone di piazza S. Pietro Papa Francesco, che penso sarebbe stato contento di vedere tutti noi ragazzi riuniti insieme. Ma sento comunque di aver avuto la sua benedizione vedendo passare la papamobile con la sua bara dietro.
Margherita (Salesiani Chioggia)

 

Un insieme di giovani, ognuno con storia, cultura, nazionalità differenti, con in comune il sentimento della speranza riposta nel cristianesimo, con il desiderio di cercare Dio e la pace di cui oggi più che mai abbiamo bisogno. Questa esperienza ci ha lasciato un segno indelebile perché, vedendo tutti questi giovani pellegrini, abbiamo arricchito il nostro animo di fede e misericordia.
Giacomo e Letizia P. (Scout Chioggia 2)