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Nel caos di notifiche, scadenze e aspettative sociali, c’è una domanda che spesso bussa alla porta del cuore di un giovane: «Cosa ne farò della mia vita?». Non è solo una questione di scegliere
l’università o il lavoro giusto; è una ricerca più profonda, che riguarda la propria identità e il senso ultimo dei nostri giorni.

Nel linguaggio cristiano, questa ricerca si chiama vocazione.
Contrariamente a quanto si pensa, la vocazione non è un telegramma che scende dal cielo con istruzioni precise. È, piuttosto, l’arte di ascoltare la propria vita e quei segni concreti che la
Provvidenza mette lungo il cammino di ciascuno. Dio non parla attraverso effetti speciali, ma attraverso i nostri desideri più autentici, i nostri talenti e persino i nostri limiti. Come suggerisce Andrea (seconda superiore), questo percorso è come una guida luminosa: «Per me il cammino dei gruppi vocazionali è come la luce che mi ha mandato Cristo per illuminare la giusta via e per guidarmi nel bene».

Il primo passo di ogni cammino vocazionale è il silenzio. In un mondo che urla, ritagliarsi uno spazio per stare con sé stessi e con la Parola di Dio permette di far emergere quella “voce sottile” che ci suggerisce chi siamo veramente. L’incontro con Cristo nella sua Parola, nei sacramenti e nella comunità apre alla possibilità di un cammino che, in semplicità, viene (per grazia) conquistato dalla presenza dell’amato.
Un cammino cristiano non si fa al buio. Abbiamo una lampada: il Vangelo. Leggere la vita di Gesù non serve a imparare una dottrina, ma a trovare uno specchio. Guardando Lui, scopriamo come si ama, come si serve e come si vive pienamente. Per Lysithea (seconda superiore), da anni nei gruppi vocazionali, è un’occasione per rallentare: «Per me, questo percorso è un modo per fermarmi e ritrovare davvero me stessa, cercando di capire, un passo alla volta, cosa Dio ha in mente per la mia vita e quale sia la strada che mi rende davvero felice».

Molti ragazzi temono che “seguire Dio” significhi rinunciare alla propria libertà. Al contrario, come scriveva la Rivista Vocazioni: «la vocazione è un atto di suprema libertà». Non è un destino rigido da subire, ma una proposta d’amore a cui rispondere con un “sì” che dà sapore a tutto il resto. Questa fioritura interiore è ben descritta da Christopher (quarta superiore): «Per me il cammino è come quando si vede un fiore che sboccia».
Per orientarsi in questa ricerca, sono fondamentali tre elementi. Primo, la concretezza: Dio ci chiama qui e ora, tra i banchi di scuola, in palestra o con gli amici. Secondo, la pazienza: non si decide la vita in un pomeriggio. Richiede tempo per maturare, sbagliare e rialzarsi. Terzo, la comunità: nessun navigatore solitario arriva lontano. Confrontarsi con un accompagnatore spirituale e con un gruppo di amici trasforma il dubbio in cammino. E proprio l’aspetto comunitario è ciò che sottolinea Elena (quarta superiore): «Per me, il cammino con i gruppi vocazionali è un punto fondamentale del cammino spirituale, l’esperienza di una compagnia con cui vivere l’amicizia con Gesù e la fede cristiana essendo sempre me stessa». Le fa eco Emanuele (seconda superiore), che vede in questo percorso l’opportunità di «crescere bene in un ambiente sano», mentre Ilaria (seconda media) conferma come questa esperienza l’aiuti quotidianamente a «crescere nella fede».

Quando sentiamo la parola “vocazione”, spesso pensiamo subito al sacerdozio o alla vita consacrata. In realtà, la vocazione è universale. È la chiamata alla felicità che può realizzarsi anche nel matrimonio, nel servizio laicale, nella missione o nella professione.
Racconta Chiara (quarta superiore): «Il cammino che sto percorrendo mi aiuta a dare una direzione e un significato profondo alle scelte che compio, trasformando la mia ricerca personale in un incontro vivo con Gesù».

 

Don Giovanni Vianello
Direttore dell’Ufficio diocesano per la
Pastorale Giovanile e Vocazionale

 

Il cammino annuale della pastorale vocazionale diocesana si avvicina a una delle sue tappe più significative: la veglia di preghiera in occasione della 63^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che verrà celebrata domenica 26 aprile 2026.
Il tema scelto per quest’anno, “Aspirate alla santità, ovunque siate”, riprende l’invito rivolto da papa Leone XIV ai giovani riuniti a Tor Vergata nell’agosto del 2025, un invito a coltivare l’amicizia con Gesù, a prendersi cura di una relazione capace di diffondere la bellezza di una sola vita come luce per l’umanità intera.

«È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue.»

Sono ancora le parole di papa Leone a tracciare i contorni di un’aspirazione che passa attraverso l’ispirazione. Parole, contenute in questo caso proprio all’interno del messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera del 26 aprile, che si inseriscono nei confini di una relazione che non può non nutrirsi di ascolto, di dialogo, di tempo, di fiducia.
«Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura.»
La veglia diocesana di preghiera per le vocazioni si pone allora come un tempo e uno spazio specifici per mettere a tema la propria vocazione – al ministero ordinato, alla vita consacrata, al matrimonio – e per continuare a coltivare (oppure per rinsaldare o per ricomporre) la relazione con quel Pastore che viene definito letteralmente «bello» nel Vangelo di Giovanni.

Ascolto, preghiera, comunione

La veglia, che si vivrà nella serata di martedì 21 aprile 2026, alle ore 21:00, presso la Chiesa parrocchiale del “Buon Pastore” di Sottomarina (VE), sarà presieduta dal vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, e, nell’occasione, il seminarista Daniele Mozzato riceverà il Ministero dell’Accolitato, un ulteriore passo del suo cammino verso il sacerdozio.
In un tempo che ci sfida enormemente a essere testimoni di pace e di speranza, la comunità diocesana si ritrova – nell’ascolto della Parola e nella preghiera – per sussurrare la bellezza di una vita donata per il Signore, aspirando con umiltà e con gioia a quella santità che è la misura autentica della vita cristiana.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Locandina Veglia Diocesana Vocazioni 2026

Dal 15 al 22 marzo 2026, divisi in gruppetti, noi seminaristi abbiamo partecipato alle iniziative e agli incontri della Settimana di Animazione Vocazionale promossa dal Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Chioggia e svoltasi presso la Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere Centro.

In particolare, siamo stati presenti alla lectio biblica dei lunedì di Quaresima, con una meditazione sul brano del Vangelo della risurrezione di Lazzaro. Martedì sera, invece, alcuni di noi hanno guidato un momento di gioco-testimonianza-catechesi per i genitori delle ragazze e dei ragazzi che si stanno preparando ai sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia, mentre mercoledì 18 abbiamo partecipato all’incontro diocesano di formazione per gli animatori delle attività estive con un’attualizzazione della figura di San Giuseppe come educatore.
Giovedì 19, dopo il servizio alla Messa per la festa patronale presso la Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, presieduta dal vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, abbiamo condiviso la cena di festa con la comunità. Sabato 21, abbiamo portato la nostra testimonianza di vita e di chiamata cristiane ai bambini e ai ragazzi dei diversi gruppi dell’Iniziazione Cristiana e, alla sera, don Aldo Martin (rettore del “Seminario Insieme”) ha presieduto la Messa, ringraziando sia il parroco don Matteo Scarpa che la comunità tutta per la disponibilità e l’accoglienza.
La settimana si è conclusa, infine, domenica 22 con la testimonianza di Daniele Mozzato (originario proprio di Cavarzere, frazione di Villaggio Busonera) alla Messa delle ore 10 presso il duomo di San Mauro.

Per noi seminaristi del “Seminario Insieme” è stata la prima esperienza comune di animazione vocazionale: un’esperienza che ci ha permesso di metterci in gioco in modo agile e diretto e di comprendere come l’essere Chiesa in uscita sia fondamentale anche in una realtà che coinvolge più diocesi, come è la nostra.
La settimana vissuta, che per la Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere Centro è stata un’esperienza nuova, ha trovato il suo culmine nella festa di San Giuseppe e ha visto coinvolgersi tante persone di diverse età, dai più piccoli arrivando alle famiglie e agli adulti, vedendo così l’impegno di tante persone della comunità. Un cammino che ha coinvolto tutti, animati dal desiderio di continuare a crescere nella fede come discepoli e di lasciarsi interrogare dalla testimonianza dei giovani seminaristi.

È stata un’esperienza di incontro autentico: da una parte con i giovani che hanno scelto di donare la propria vita al Signore e ai fratelli, dall’altra con una comunità che ha riscoperto il senso di proseguire, attraverso momenti di dialogo, confronto e ascolto, sia comunitario che personale, per una crescita condivisa.
Il vicario foraneo di Cavarzere e parroco di San Giuseppe ha espresso un sentito grazie ai seminaristi del “Seminario Insieme” e al Centro Diocesano Vocazioni di Chioggia per il prezioso servizio offerto durante questa settimana e a tutti coloro che hanno partecipato con entusiasmo ai vari momenti, contribuendo a rendere ancora più significativa anche la festa del patrono San Giuseppe. Ha anche messo in risalto una frase essenziale lasciata dai seminaristi al termine della serata fraterna di giovedì: un semplice ma sincero “grazie per l’accoglienza”, accompagnato dal desiderio di ritornare anche il prossimo anno. Un segno concreto della bellezza dell’esperienza vissuta e dei legami di amicizia che in questa settimana sono nati e cresciuti.

 

Daniele Mozzato, seminarista
Scarpa don Matteo, vicario foraneo di Cavarzere e parroco di San Giuseppe

PGV Sito, Collage Articolo 'In uscita, per vocazione...'

L’esperienza del campo vocazionale a Limone sul Garda è stata intensa e umanamente coinvolgente. Sono stati giorni di scoperta della vocazione, vissuta non semplicemente come una scelta da compiere, ma come il riconoscimento di una chiamata che nasce da un incontro: Lui che irrompe nella vita e la cambia.

Il punto di partenza è stato l’esempio di San Daniele Comboni, testimone di una vita totalmente spesa per Cristo e per l’uomo. In lui, le ragazze e i ragazzi hanno potuto toccare con mano cosa significhi seguire una presenza che rende l’esistenza compiuta. Ogni gesto, ogni passo della sua vita missionaria è apparso come risposta a un’appartenenza più grande, a un disegno che prende forma nella realtà concreta.
Immersi nella bellezza della natura – che si è rivelata segno tangibile del Mistero – sono stati provocati a interrogarsi sul significato della propria vita come dono ricevuto e hanno intuito che Dio ha un disegno per ciascuno, che si manifesta nella realtà, nei volti e nelle circostanze, se vissute con uno sguardo attento e aperto.

Le testimonianze ascoltate durante il campo sono diventate per tutti un’occasione di verifica personale: la vita, in tutte le sue sfumature, si è svelata come luogo dove Dio si fa presente, e dove il cuore dell’uomo si risveglia alla gratitudine. Molti tra i giovanissimi partecipanti, infatti, hanno parlato di una pace nuova, di una riconciliazione profonda con la realtà, di un’unità ritrovata dentro la frammentarietà quotidiana. Tutto – la natura, l’amicizia, la condivisione – è stato percepito come segno di una Presenza che dà voce al desiderio più autentico del cuore.

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato il rapporto con gli altri, il senso di comunione che si è generato tra le persone presenti: la vocazione non è un percorso individuale, ma si scopre in chi vive con serietà la stessa domanda e lo stesso cammino. Questa unità vissuta ha aperto uno sguardo nuovo sul futuro: più fiducioso, più libero, più pieno di speranza.

Alla fine del campo, le ragazze e i ragazzi sono tornati a casa cambiati: più consapevoli di sé, più desiderosi di vivere con autenticità ogni istante, più certi che ogni frammento di vita quotidiana può essere segno e occasione di un incontro con Cristo. La vocazione, così, non è un peso o un compito da risolvere, ma una strada di libertà, una risposta alla chiamata di Dio che continua a provocare il cuore dell’uomo.

 

Irene Veronese
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Campo Vocazionale 20251

“Se avessi mille vite, le donerei tutte”.
Questo il titolo tratto da una frase di San Daniele Comboni per il Campo Vocazionale 2025, che si è svolto a Limone sul Garda (BS) dal 20 al 23 agosto e che ha visto coinvolti ventidue tra ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo e di secondo grado.

Il tema centrale della proposta è stato quello della missione e del dono di sé, un filo conduttore che ha guidato i partecipanti per quattro giorni.
Accompagnati da don Giovanni Vianello (delegato diocesano per la Pastorale Giovanile e Vocazionale), don Matteo Scarpa, don Simone Doria e da sei educatori del Centro Diocesano Vocazioni, il gruppo ha iniziato l’esperienza a Verona, facendo tappa al Museo Africano, dove tutti si sono immersi nel mondo, il continente africano, a cui San Daniele ha dedicato la propria vita.
Ad accoglierli, per primo, Roberto Valussi, Digital Content Creator per la rivista missionaria ‘Nigrizia’, che ha affrontato il tema dell’informazione legato all’Africa per abbattere stereotipi e false notizie; successivamente, tutti i partecipanti, a coppie, hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova con un gioco della tradizione africana, noto con moltissimi nomi, tra i quali ‘wari’ e ‘awélé’.
Nella seconda parte della giornata, una volta arrivati a Limone sul Garda, presso la struttura gestita dai missionari comboniani, si è tenuta la Messa di apertura dell’esperienza, nel corso della quale don Giovanni ha incoraggiato tutti a coltivare uno “sguardo attento”, capace di scorgere la bellezza nei giorni di fraternità, invitando a trovare momenti di silenzio interiore, in sintonia con la tranquillità del luogo.

Il secondo giorno, il gruppo ha avuto modo di conoscere più approfonditamente la figura di San Daniele Comboni, guidati da padre Donato, missionario comboniano che ha vissuto per trent’anni in Togo. In tarda mattinata, poi, si è unito anche il vescovo Giampaolo, accompagnato da due signore che, nelle occasioni dei campi precedenti, si erano dedicate al servizio della cucina.
Dopo aver celebrato la Messa insieme, tutto il gruppo ha ascoltato le testimonianze di suor Pompea e di fratello Antonio, entrambi missionari comboniani. Nonostante le difficoltà affrontate rispettivamente in America Latina e in Africa (in particolare, in Congo), i due hanno trasmesso la gioia profonda della loro vocazione, sottolineando come la presenza di Dio non li abbia mai abbandonati. E, a seguito delle testimonianze e della condivisione insieme, il vescovo ha lasciato al gruppo tre spunti di riflessione e di lavoro: il primo, coltivare l’originalità di ciascuno (originalità come altro nome della vocazione); il secondo, scoprire la bellezza della presenza di Dio, una presenza sempre discreta; il terzo, scoprire la missione anche tra i giovani, riassumendo con la frase: “Salvare i giovani con i giovani“.

Il terzo giorno si è aperto con una proposta di celebrazione penitenziale, un momento di riflessione per poter ringraziare e chiedere perdono. A seguire, c’è stata la visita alla chiesa parrocchiale di San Benedetto, dove si trovano il fonte battesimale di San Daniele Comboni e alcune reliquie del santo, e, nel pomeriggio, la visita al Castello Scaligero di Malcesine.

L’esperienza si è conclusa, il quarto giorno, con un tempo di condivisione e la Messa. I partecipanti, nel corso di entrambi i momenti, hanno espresso la loro gratitudine per i giorni trascorsi insieme, per le testimonianze ricevute e per aver riscoperto l’importanza di fermarsi per apprezzare ciò che si ha, riscoprendo ancora una volta come la stessa vita non possa che essere riconosciuta come un dono.

Il campo vocazionale è stato un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza, un’esperienza che continua ad accompagnare i giovani nella scoperta della loro vocazione alla vita e della presenza di Cristo.

 

Giulia Alfiero
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Sabato 28 giugno 2025, i Gruppi Vocazionali “Il Mandorlo” e “Il Sicomoro” hanno vissuto una giornata intensa e piena di significato, insieme ai loro genitori, nella città di Modena. Un’uscita che si è rivelata molto più di una semplice gita: è stata un’esperienza di compagnia vera, un segno concreto di come la fede possa diventare forma della vita.

L’incontro tra ragazzi, genitori e accompagnatori ha creato una familiarità sorprendente: in un clima di semplicità e gioia, si è respirato il gusto dello stare insieme, il desiderio di condividere il cammino e la domanda profonda che ciascuno porta nel cuore. Attraverso le bellezze del centro storico di Modena, la visita al Duomo e i momenti di sosta, si è fatta strada in noi una percezione più chiara: la fede non è un discorso da capire, ma un avvenimento da riconoscere nella realtà.

Ciò che abbiamo vissuto è stato un’occasione per educare lo sguardo: guardare tutto – la città, la storia, gli incontri, persino il pranzo condiviso – come segno, come richiamo alla presenza del Mistero che si fa compagno nel cammino. In questo senso, la giornata è stata un’esperienza di memoria: memoria di ciò che ci ha presi, che ci ha messi insieme, e che rende ogni istante un’opportunità per crescere nella nostra vocazione.
I momenti di dialogo con i genitori e i ragazzi, la bellezza delle relazioni, nate o approfondite, e la possibilità di raccontarsi liberamente, hanno fatto emergere il bisogno comune di una compagnia stabile, che sostenga il cammino di ognuno nella scoperta del disegno di Dio sulla propria vita.

Abbiamo toccato con mano che seguire Cristo, oggi, significa appartenere a una compagnia umana in cui la fede diventa esperienza. E, tornando a casa, ci siamo portati via una certezza semplice ma fondamentale: ciò che ci è accaduto non è solo passato ma si fa sempre nuovo e inizia adesso.

Irene Veronese
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Immagine Articolo 'Uniti nella Fede'

Anche quest’anno il Centro Diocesano Vocazioni ha partecipato al Convegno Nazionale Vocazioni organizzato dalla CEI – Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni insieme al Servizio Nazionale di pastorale giovanile, dal 3 al 5 gennaio 2025.
L’équipe della pastorale vocazionale ha seguito i lavori convegnistici da remoto, usufruendo di tale modalità per vivere un momento di fraternità tra i componenti presso la “Casa di spiritualità Santa Dorotea” di Asolo (TV), ascoltando gli interventori in sincrono con la capitale e discutendo i temi trattati e le riflessioni proposte sul tema: “Credere Amare Sperare […] progettare itinerari di pastorale giovanile e vocazionale”.

Preziosa la presenza del Vescovo Giampaolo, il quale nella mattina di venerdì 3 gennaio ha offerto ai presenti un’illuminante lectio sul tema degli itinerari, in particolare l’itinerario spirituale dei magi presentato dalla liturgia il giorno dell’Epifania del Signore (Mt 2,1-12); un cammino auspicabile il loro, paradigmatico per le proposte del Centro Diocesano Vocazioni, al quale è affidata una giovane porzione del popolo di Dio nella nostra diocesi in cui seminare i valori insiti nel suddetto Vangelo: essere adoranti e dono al Verbo incarnato.

Il Convegno si è aperto con una relazione dal tema: “La Parola nella Pietra” di p. Filippo Carlomagno della Compagnia di Gesù, il quale ha introdotto i tanti significati biblici e teologici degli elementi architettonici della Sagrada Família, segni che ciascuno può reinterpretare nella vita, nel proprio cammino spirituale, segni che sono l’accesso per i nostri giovani ai misteri della fede, immagini icastiche che provocano la ricerca, specie in questo anno di Grazia nel quale la Chiesa fa esperienza della Misericordia del Signore e in essa i nostri ragazzi sono accompagnati dagli educatori vocazionali ad attingere dalla Parola anche nel supporto artistico, scultoreo e liturgico.

Il Convegno poi ha trattato l’esercitazione alla complessità, richiamando la necessità dell’esame di realtà in una società frammentata in cui però perseguire la sfida all’unità, la comunione di tutte le vocazioni.
Nello stesso contesto, di una società assai eterogenea, p. Andrea Picciau, gesuita, ha offerto al Convegno la sua esperienza, indicando ai delegati i criteri per progettare itinerari vocazionali, ponendo l’attenzione al lavoro di rete tra le parrocchie e le comunità, alla formazione degli educatori, la gradualità dei percorsi, invitando a sollecitare i giovani con maggiori responsabilità per la propria crescita, una responsabilità declinata come servizio e non potere, un esercizio di Carità.

I membri dell’équipe vocazionale, terminato l’ascolto con un approfondimento sulle reti digitali, che sono promettente strumento di condivisione, ma anche contatto previo e postumo con le “abitazioni” digitali dei partecipanti alle proposte della pastorale delegata a don Giovanni Vianello, hanno poi avuto occasione di confrontarsi lungamente quanto proficuamente nei propri lavori, effettuando una verifica dell’ultimo anno e riconoscendo le sfide future.

La Chiesa di Chioggia è in cammino, grazie al Padre è virtuosa: con fede segue una stella, con amore semina nei cuori dei giovani la Verità che ha ricevuto perché diventi senso della loro vita, con speranza attende i tempi di Dio perché germoglino e diventino frutti per essere donati a Colui che del dono è maestro, Gesù.

 

Simone Gazzignato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

CNV 2025 (3 gennaio 2025)

«Perché mi cercavate?»: queste le parole dell’evangelista Luca che hanno accompagnato i ragazzi dei Gruppi Vocazionali “Il Mandorlo”“Il Sicomoro” durante l’esperienza di fraternità vissuta tra il 28 e il 29 dicembre 2024. Il tema centrale? La “soglia”, intesa come quel momento cruciale nella vita di ciascuno, carico di entusiasmo ma anche di paure e di incertezze, una ‘porta’ da varcare.

La prima mattinata è stata arricchita dalla testimonianza di un’esperienza di missione in Burundi (tra i mesi di luglio e agosto 2024), che ha sottolineato l’importanza di uscire da sé stessi e di vivere in comunità.
Nel pomeriggio, poi, l’approfondimento del Vangelo di Luca ha permesso di confrontarsi con la figura di Gesù, che fin da giovane ha mostrato una chiara consapevolezza della propria missione: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Attraverso un percorso di condivisione e preghiera, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di riflettere sulle proprie “soglie” personali, mettendo in luce le gioie e le paure che accompagnano questi momenti di cambiamento.
La giornata quindi si è conclusa con un’introduzione al Giubileo 2025, animata da don Giovanni Vianello. E giochi e risate hanno accompagnato i ragazzi nel corso della serata.

La domenica mattina, il Vescovo Giampaolo ha benedetto l’icona e l’ambone posizionati nella nuova Cappella della Contemplazione e dell’Ascolto della Parola presso il Seminario Vescovile Diocesano. L’icona della Crocifissione, dono della Comunità Missionaria di Villaregia, riprende la raffigurazione da un’icona russa del XIV secolo della scuola di Novgorod. L’ambone, invece, proviene dalla Cattedrale di Chioggia.
Nella sua riflessione, il Vescovo, oltre a spiegare l’icona, ha sottolineato come questa cappella sia un luogo accogliente per i giovani, un po’ come le braccia materne di Maria.

L’esperienza di fraternità vissuta in seminario da una ventina di adolescenti, accompagnati da una decina di educatori, è culminata con la partecipazione alla Santa Messa di apertura dell’Anno Giubilare in Diocesi. Il Vescovo, nell’omelia, ha ribadito l’importanza delle comunità e della fraternità, invitando tutti a camminare insieme, come ci ricorda il Vangelo di Giovanni: «Siano una cosa sola perché il mondo creda».

 

Nicola Chieregato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Esperienza Missione (28 dicembre 2024)

Tu sei bellezza

CV24 Copertina Articolo 'Tu sei bellezza'

Qual è il sogno che Dio ha per me? Per me, sì, proprio per me… E, ancora prima, perché Dio dovrebbe sognare di me, della mia esistenza, della mia vita? Sono davvero meritevole del suo sguardo, della sua “attenzione”? Una domanda, la prima, che si è inserita con forza nelle fasi iniziali del campo vocazionale. Sebbene non si tratti di una domanda “nuova” per la … Continua a leggere Tu sei bellezza »

L’esperienza dei Gruppi Vocazionali “Il Mandorlo” e “Il Sicomoro” propone ogni anno un campo vocazionale, che mette a tema l’amicizia con Gesù e con i compagni di cammino.

Quest’anno il campo si svolgerà ad Assisi e sarà nei giorni che vanno dall’8 al 13 agosto.
Assisi, in particolare, ci darà l’opportunità di percorrere le vicende e la vita di san Francesco e di santa Chiara e ci donerà anche di incontrare il beato Carlo Acutis, giovane testimone dei nostri giorni.
Il tema, poi, seguirà quello suggerito dall’Ufficio Nazionale Vocazioni: “Creare Casa” (ChV, 217).

I santi sono uomini e donne che hanno lasciato spazio a Cristo nella loro casa interiore. Sono testimoni di accoglienza di fratelli e sorelle poveri e indifesi. Sono stati – e sono tutt’ora – esempio di vita cristiana compiuta perché donata; una vita nuova ricevuta in dono e offerta al mondo.
Con le ragazze e i ragazzi che parteciperanno desideriamo quindi metterci sulle strade di testimoni attraverso racconti di vita, giochi e momenti di fraternità, perché, affascinati e attratti dal vangelo di Gesù, loro possano tradurre nel proprio cuore, nei propri affetti, nella propria intelligenza quanto sia bello creare in sé una casa che sappia accogliere Cristo e che si lasci amare da lui. La vita allora può svolgersi nel dono di sé in maniera libera e gratuita.

Per quanti vogliano chiedere informazioni e iscriversi al campo vocazionale, è possibile fare riferimento al numero 349 291 4796 o, in alternativa, all’indirizzo di posta elettronica ‘cdvocazionichioggia@gmail.com‘.

 

Don Giovanni Vianello,
Direttore dell’Ufficio Diocesano Vocazioni