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Cinque giorni tra i monti: quest’anno il Campo Vocazionale della Diocesi di Chioggia si è trasferito a Piani di Luzza, località vicino a Sappada a 1100 metri di altitudine. Ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado, insieme ai sacerdoti e agli educatori del Centro Diocesano Vocazioni, hanno vissuto questa esperienza, accompagnati dal tema della fraternità.

Il luogo ci ha permesso di guardarci intorno e vivere a contatto con la natura e con il creato. Ma anche di ricavare proprio dalla natura degli insegnamenti sulla nostra vita e sul nostro stare insieme, in particolare, quando abbiamo visto gli effetti della tempesta Vaia, che nel 2018 ha distrutto decine di migliaia di foreste di conifere, abbattendo milioni di alberi. Il seminarista Daniele Mozzato – esperto in materia – ci ha spiegato, infatti, che nel dopoguerra erano stati piantati principalmente alberi della stessa specie (abete rosso), quelli che crescono più velocemente e sono più usati per il legno che se ne ricava, ma che sono anche più fragili, avendo radici poco profonde. Dopo il disastro si è invece preferito correggere l’errore, optando per un bosco misto, con specie diverse di alberi.
Questo ci ha permesso di riconoscere che, come per la natura, anche per noi la diversità è una forza. Lo abbiamo visto in questi giorni: ognuno ha partecipato al campo portando le proprie domande, le proprie insicurezze, la propria storia. C’è chi è più dinamico e più attivo nei giochi e chi è più riflessivo e attento nei momenti di preghiera. C’è chi non è mai mancato ai campi degli ultimi anni e chi era presente per la prima volta. Eppure, tutti hanno partecipato con serietà alle varie proposte, da quelle più spensierate e divertenti a quelle più impegnative. Magari qualcuno non ha compreso sempre tutto, ma aiutato dagli altri, seguendo gli amici, si è comunque messo in ginocchio davanti a Gesù Eucarestia e ha provato ad interrogarsi sulla propria vita e sulla propria fede.

Campo Vocazionale 2026, Diocesi di Chioggia, Piccolo gruppo di partecipanti

Piccolo gruppo di partecipanti al Campo Vocazionale 2026, Piani di Luzza, Forni Avoltri (UD), 18 agosto 2026. (Ph. Daniele Boscarato)

Una compagnia che cammina insieme e che si aiuta, proprio come nella camminata lungo i sentieri e il bosco che abbiamo fatto verso Malga Tuglia, una conca bellissima dove abbiamo celebrato la messa, ai piedi di una grande croce. Avevamo tutti la stessa meta, ognuno ha fatto la propria fatica, grande o piccola, ma gli ultimi non sono stati lasciati indietro e non sono mancate mani allungate per aiutare chi faceva più difficoltà nei momenti più critici.

Campo Vocazionale 2026, Diocesi di Chioggia, Escursione verso Malga Tuglia

In cammino verso Malga Tuglia, Campo Vocazionale 2026, Piani di Luzza, Forni Avoltri (UD), 19 agosto 2026. (Ph. Daniele Boscarato)

L’Arcivescovo di Gorizia, mons. Giampaolo Dianin, che ha trascorso con noi la mattinata di martedì 18 agosto, nell’omelia della S. Messa che ha presieduto, ci ha invitati a essere “filo che passa per la cruna dell’ago”, per poter tenere unite le nostre vite. Il seme gettato nel cuore di questi ragazzi in questi giorni possa rimanere vivo, camminando insieme nella strada della vita di tutti i giorni, custodendo una compagnia che li possa aiutare a coltivare l’amicizia con Cristo.

 

Federico Cerruti
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

I giovani cercano una vita piena di significato? Sono disinteressati, sfiduciati, privi di motivazioni o, al contrario, hanno un cuore che arde di speranza per il futuro e che è capace di desiderare?
Con queste domande si rischia spesso di perdersi. Non per mancanza di intenzioni o di parole ma perché, immersi in un flusso continuo di stimoli e informazioni, fare spazio è una sfida difficile da affrontare nella quotidianità. Proprio per questo, a volte, diventa necessario fermarsi: per ascoltare le proprie domande profonde e scoprire che la strada per il futuro non si traccia da soli, ma insieme.

Una storia che parte dal 2019
Dal 17 al 21 agosto, il Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Chioggia propone l’iniziativa del campo vocazionale, un’esperienza rivolta a ragazze e ragazzi dagli 11 ai 17 anni per vivere un tempo di sosta, silenzio e condivisione.
Il campo non rappresenta una novità per la chiesa di Chioggia ma un appuntamento ormai consolidato. L’iniziativa ha infatti iniziato a strutturarsi con le caratteristiche attuali a partire dall’estate del 2019 – con una prima proposta ad Assisi –, costruendo anno dopo anno una propria identità e diventando una delle tappe più significative per la pastorale giovanile e vocazionale diocesana.
Di conseguenza, quello che prenderà il via tra pochi giorni a Piani di Luzza non è un semplice viaggio né un ritiro isolato dalla realtà. Si tratta, al contrario, di una sosta pensata per permettere a preadolescenti e adolescenti – dalla scuola secondaria di primo grado fino alla soglia della maturità – di riordinare le proprie priorità e leggere i propri desideri in un clima protetto e accogliente.

Basilica di S. Francesco, Assisi

Basilica di San Francesco in Assisi, località che è stata sede della proposta di Campo Vocazionale nell’estate del 2019 e del 2024. (Ph. Canva)

La fraternità come chiave vocazionale
Dal punto di vista dei contenuti, l’esperienza affonda le proprie radici nei filoni più ampi della pastorale giovanile e della pastorale vocazionale nazionali.
In particolare, la proposta del Centro Diocesano Vocazioni di Chioggia si propone di superare l’idea formale di “vocazione” intesa come scelta isolata o decisione teorica: la chiamata di ciascuno deve identificarsi innanzitutto con una risposta d’amore, che si svela nell’esperienza concreta e nella vita comunitaria.
Questa visione trova una sintesi nel tema scelto per l’edizione di quest’anno: «La fraternità è la strada per scoprire la meta». La proposta, cioè, raccoglie la sfida di accompagnare le ragazze e i ragazzi al riconoscere che la propria strada non si chiarisce nell’individualismo, ma all’interno di una rete di relazioni autentiche. È infatti attraverso il confronto quotidiano, la condivisione, il cammino, il silenzio e la preghiera che ciascuno può imparare a riconoscere il sogno di Dio sulla propria vita. La fraternità non è dunque un semplice contorno, ma uno strumento primario di comprensione di sé.

La fraternità è la strada per scoprire la meta

(Ph. Canva)

Un cammino per la comunità
L’iniziativa, promossa dal Centro Diocesano Vocazioni nel contesto condiviso delle iniziative del servizio diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale, si inserisce nel solco del cammino pastorale della chiesa locale. Un cammino che, negli ultimi anni, ha visto l’istituzione e un graduale processo di “costruzione” delle Comunità cristiane sinodali.
I cinque giorni di sosta e di vita comune rappresentano un’occasione preziosa di crescita per i giovani partecipanti, affinché i frutti dell’ascolto, della riflessione e della fraternità vissuti in questa esperienza possano poi generare valore e nuova linfa nella vita di tutti i giorni.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni