Archivio Tag: Vocazione

Dovrebbe accadere in maniera immediata, quasi automatica, l’avere uno sguardo vocazionale nel servizio pastorale dentro la comunità. La profonda consapevolezza della nostra figliolanza divina e della vocazione battesimale dovrebbe portarci sempre a guardare con attenzione la vita nostra e la vita dei fratelli e delle sorelle, non dimenticando che siamo tutti dei chiamati e che il Padre ha un sogno bello su ciascuna delle sue creature.

Il cammino quaresimale di questo anno A ha rimarcato ancora di più il percorso battesimale, donandoci l’opportunità di sostare, con i brani stupendi dei vangeli domenicali, sul cammino del discepolato e sulla realtà dell’amore di Dio per noi. Un amore grande che affascina, che provoca a una risposta, che interroga la vita. I tre discepoli, la Samaritana, il Cieco nato, Lazzaro, gente che si è fatta cambiare la vita dall’incontro con il Signore.

Nella pastorale ordinaria e quotidiana, a volte si può andare un po’ di fretta, come sembra fare il mondo che ci circonda, e corriamo il rischio di non prestare attenzione a tanti motivi vocazionali di cui è piena la Parola di Dio, la preghiera, la liturgia della Chiesa, la catechesi, l’agiografia e la vita quotidiana dei nostri fedeli.
Dedicare agli altri più tempo e tempo di qualità, riconoscere il primato dell’incontro, mettere al primo posto la persona e la sua storia, esercitarsi in un ascolto autentico che dice accoglienza: sono questi strumenti utili per poter vivere una pastorale vocazionale a 360° con un occhio illuminato dalla fede e attento nel riconoscere tanti bei segni di chiamata, nel vedere come Dio lavora e può lavorare.

Forse ancora troppo poco parliamo di vocazione e, se lo facciamo, ci limitiamo a qualche aspetto sulle vocazioni di speciale consacrazione, non riconoscendo, a partire dagli sposi, tanti altri ambiti di vita-chiamata che sono una grande ricchezza. Se guardassimo di più all’altro come a un mistero, un mistero di grazia e di amore; se ci ponessimo di più al servizio, contro la tentazione di essere maestri; se ci guardassimo con ammirazione e stupore, forse qualcosa cambierebbe, a partire da noi. Così l’aspetto vocazionale della vita, alla base della nostra esperienza cristiana, risalterebbe nella pastorale quotidiana e creerebbe un clima buono e fecondo dove alcune scelte belle e gioiose troverebbero il loro terreno fertile per piantare radici, crescere e portare frutto.

 

Don Angelo Vianello
Amministratore della CCS
Navicella-S. Michele di Sottomarina

Nel caos di notifiche, scadenze e aspettative sociali, c’è una domanda che spesso bussa alla porta del cuore di un giovane: «Cosa ne farò della mia vita?». Non è solo una questione di scegliere
l’università o il lavoro giusto; è una ricerca più profonda, che riguarda la propria identità e il senso ultimo dei nostri giorni.

Nel linguaggio cristiano, questa ricerca si chiama vocazione.
Contrariamente a quanto si pensa, la vocazione non è un telegramma che scende dal cielo con istruzioni precise. È, piuttosto, l’arte di ascoltare la propria vita e quei segni concreti che la
Provvidenza mette lungo il cammino di ciascuno. Dio non parla attraverso effetti speciali, ma attraverso i nostri desideri più autentici, i nostri talenti e persino i nostri limiti. Come suggerisce Andrea (seconda superiore), questo percorso è come una guida luminosa: «Per me il cammino dei gruppi vocazionali è come la luce che mi ha mandato Cristo per illuminare la giusta via e per guidarmi nel bene».

Il primo passo di ogni cammino vocazionale è il silenzio. In un mondo che urla, ritagliarsi uno spazio per stare con sé stessi e con la Parola di Dio permette di far emergere quella “voce sottile” che ci suggerisce chi siamo veramente. L’incontro con Cristo nella sua Parola, nei sacramenti e nella comunità apre alla possibilità di un cammino che, in semplicità, viene (per grazia) conquistato dalla presenza dell’amato.
Un cammino cristiano non si fa al buio. Abbiamo una lampada: il Vangelo. Leggere la vita di Gesù non serve a imparare una dottrina, ma a trovare uno specchio. Guardando Lui, scopriamo come si ama, come si serve e come si vive pienamente. Per Lysithea (seconda superiore), da anni nei gruppi vocazionali, è un’occasione per rallentare: «Per me, questo percorso è un modo per fermarmi e ritrovare davvero me stessa, cercando di capire, un passo alla volta, cosa Dio ha in mente per la mia vita e quale sia la strada che mi rende davvero felice».

Molti ragazzi temono che “seguire Dio” significhi rinunciare alla propria libertà. Al contrario, come scriveva la Rivista Vocazioni: «la vocazione è un atto di suprema libertà». Non è un destino rigido da subire, ma una proposta d’amore a cui rispondere con un “sì” che dà sapore a tutto il resto. Questa fioritura interiore è ben descritta da Christopher (quarta superiore): «Per me il cammino è come quando si vede un fiore che sboccia».
Per orientarsi in questa ricerca, sono fondamentali tre elementi. Primo, la concretezza: Dio ci chiama qui e ora, tra i banchi di scuola, in palestra o con gli amici. Secondo, la pazienza: non si decide la vita in un pomeriggio. Richiede tempo per maturare, sbagliare e rialzarsi. Terzo, la comunità: nessun navigatore solitario arriva lontano. Confrontarsi con un accompagnatore spirituale e con un gruppo di amici trasforma il dubbio in cammino. E proprio l’aspetto comunitario è ciò che sottolinea Elena (quarta superiore): «Per me, il cammino con i gruppi vocazionali è un punto fondamentale del cammino spirituale, l’esperienza di una compagnia con cui vivere l’amicizia con Gesù e la fede cristiana essendo sempre me stessa». Le fa eco Emanuele (seconda superiore), che vede in questo percorso l’opportunità di «crescere bene in un ambiente sano», mentre Ilaria (seconda media) conferma come questa esperienza l’aiuti quotidianamente a «crescere nella fede».

Quando sentiamo la parola “vocazione”, spesso pensiamo subito al sacerdozio o alla vita consacrata. In realtà, la vocazione è universale. È la chiamata alla felicità che può realizzarsi anche nel matrimonio, nel servizio laicale, nella missione o nella professione.
Racconta Chiara (quarta superiore): «Il cammino che sto percorrendo mi aiuta a dare una direzione e un significato profondo alle scelte che compio, trasformando la mia ricerca personale in un incontro vivo con Gesù».

 

Don Giovanni Vianello
Direttore dell’Ufficio diocesano per la
Pastorale Giovanile e Vocazionale

 

Il tema scelto per la 63^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni si mostra, tra gli altri, con il volto sorridente di padre Mario Borzaga (1932-1960). Missionario degli Oblati di Maria Immacolata, la sua vita ha testimoniato che la santità non è un traguardo per pochi eletti, ma una vocazione al dono totale di sé che, pur partendo dal sentirsi «forte e bello nell’anima», può attraversare – nella percezione del fallimento – la caduta rumorosa di ogni certezza.

«Per farsi santi ci vuole più coraggio che tempo»

Nato a Trento, padre Mario partì per il Laos – stato del sud-est asiatico tra la Thailandia e il Vietnam – ancora ventenne. Come sottolineato splendidamente all’interno della rubrica “La Porta Accanto” tenuta da Lodovica Maria Zanet per la Rivista Vocazioni, la sua non fu una scelta basata sull’eroismo, ma su un desiderio profondo e umanissimo: la vita missionaria come modo per “camminare” nel buio dei tanti che patiscono le tenebre perché Gesù vera Luce ancora non è stato annunciato. Un pensiero che, trascritto nel suo “Diario di un uomo felice”, non era assenza di fatiche o di paura (che lo assalivano continuamente), ma la consapevolezza crescente di essere uno strumento dell’amore di Dio nel quotidiano, tra i poveri e gli ammalati della foresta laotiana: «Non c’è più d’aver paura, o da lamentarsi: Dio mi ha messo qui e ci sto».

«I martiri sono quelli che nella via della santità hanno bruciato le tappe»

Il 25 aprile 1960, padre Mario partì verso alcuni villaggi del Nord del Laos ma non fece più ritorno. Insieme a un giovane catechista laotiano, che aveva scelto di rimanere insieme a lui nel sacrificio supremo, fu ucciso da un gruppo di guerriglieri. Le testimonianze raccolte raccontano di un uomo che affrontò la morte con la stessa serietà e umanità con le quali aveva vissuto. Come il giorno in cui doveva entrare in Seminario ed era rimasto da solo ma non aveva pianto.

Il filo d’Amore di Dio

La testimonianza di padre Mario Borzaga ci parla, oggi, con forza: ci ricorda che la santità si gioca nel quotidiano, sulla fedeltà ai propri impegni e sulla capacità di trasformare ogni luogo in una “strada verso Dio”. Un “aspirare alla santità” che, nonostante «una paura maledetta», possa incarnarsi nel continuare a tenersi saldi a quel filo d’Amore di Dio che in fondo al cuore è impossibile che si spezzi.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Dal 15 al 22 marzo 2026, divisi in gruppetti, noi seminaristi abbiamo partecipato alle iniziative e agli incontri della Settimana di Animazione Vocazionale promossa dal Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Chioggia e svoltasi presso la Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere Centro.

In particolare, siamo stati presenti alla lectio biblica dei lunedì di Quaresima, con una meditazione sul brano del Vangelo della risurrezione di Lazzaro. Martedì sera, invece, alcuni di noi hanno guidato un momento di gioco-testimonianza-catechesi per i genitori delle ragazze e dei ragazzi che si stanno preparando ai sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia, mentre mercoledì 18 abbiamo partecipato all’incontro diocesano di formazione per gli animatori delle attività estive con un’attualizzazione della figura di San Giuseppe come educatore.
Giovedì 19, dopo il servizio alla Messa per la festa patronale presso la Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, presieduta dal vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, abbiamo condiviso la cena di festa con la comunità. Sabato 21, abbiamo portato la nostra testimonianza di vita e di chiamata cristiane ai bambini e ai ragazzi dei diversi gruppi dell’Iniziazione Cristiana e, alla sera, don Aldo Martin (rettore del “Seminario Insieme”) ha presieduto la Messa, ringraziando sia il parroco don Matteo Scarpa che la comunità tutta per la disponibilità e l’accoglienza.
La settimana si è conclusa, infine, domenica 22 con la testimonianza di Daniele Mozzato (originario proprio di Cavarzere, frazione di Villaggio Busonera) alla Messa delle ore 10 presso il duomo di San Mauro.

Per noi seminaristi del “Seminario Insieme” è stata la prima esperienza comune di animazione vocazionale: un’esperienza che ci ha permesso di metterci in gioco in modo agile e diretto e di comprendere come l’essere Chiesa in uscita sia fondamentale anche in una realtà che coinvolge più diocesi, come è la nostra.
La settimana vissuta, che per la Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere Centro è stata un’esperienza nuova, ha trovato il suo culmine nella festa di San Giuseppe e ha visto coinvolgersi tante persone di diverse età, dai più piccoli arrivando alle famiglie e agli adulti, vedendo così l’impegno di tante persone della comunità. Un cammino che ha coinvolto tutti, animati dal desiderio di continuare a crescere nella fede come discepoli e di lasciarsi interrogare dalla testimonianza dei giovani seminaristi.

È stata un’esperienza di incontro autentico: da una parte con i giovani che hanno scelto di donare la propria vita al Signore e ai fratelli, dall’altra con una comunità che ha riscoperto il senso di proseguire, attraverso momenti di dialogo, confronto e ascolto, sia comunitario che personale, per una crescita condivisa.
Il vicario foraneo di Cavarzere e parroco di San Giuseppe ha espresso un sentito grazie ai seminaristi del “Seminario Insieme” e al Centro Diocesano Vocazioni di Chioggia per il prezioso servizio offerto durante questa settimana e a tutti coloro che hanno partecipato con entusiasmo ai vari momenti, contribuendo a rendere ancora più significativa anche la festa del patrono San Giuseppe. Ha anche messo in risalto una frase essenziale lasciata dai seminaristi al termine della serata fraterna di giovedì: un semplice ma sincero “grazie per l’accoglienza”, accompagnato dal desiderio di ritornare anche il prossimo anno. Un segno concreto della bellezza dell’esperienza vissuta e dei legami di amicizia che in questa settimana sono nati e cresciuti.

 

Daniele Mozzato, seminarista
Scarpa don Matteo, vicario foraneo di Cavarzere e parroco di San Giuseppe

PGV Sito, Collage Articolo 'In uscita, per vocazione...'

L’esperienza del campo vocazionale a Limone sul Garda è stata intensa e umanamente coinvolgente. Sono stati giorni di scoperta della vocazione, vissuta non semplicemente come una scelta da compiere, ma come il riconoscimento di una chiamata che nasce da un incontro: Lui che irrompe nella vita e la cambia.

Il punto di partenza è stato l’esempio di San Daniele Comboni, testimone di una vita totalmente spesa per Cristo e per l’uomo. In lui, le ragazze e i ragazzi hanno potuto toccare con mano cosa significhi seguire una presenza che rende l’esistenza compiuta. Ogni gesto, ogni passo della sua vita missionaria è apparso come risposta a un’appartenenza più grande, a un disegno che prende forma nella realtà concreta.
Immersi nella bellezza della natura – che si è rivelata segno tangibile del Mistero – sono stati provocati a interrogarsi sul significato della propria vita come dono ricevuto e hanno intuito che Dio ha un disegno per ciascuno, che si manifesta nella realtà, nei volti e nelle circostanze, se vissute con uno sguardo attento e aperto.

Le testimonianze ascoltate durante il campo sono diventate per tutti un’occasione di verifica personale: la vita, in tutte le sue sfumature, si è svelata come luogo dove Dio si fa presente, e dove il cuore dell’uomo si risveglia alla gratitudine. Molti tra i giovanissimi partecipanti, infatti, hanno parlato di una pace nuova, di una riconciliazione profonda con la realtà, di un’unità ritrovata dentro la frammentarietà quotidiana. Tutto – la natura, l’amicizia, la condivisione – è stato percepito come segno di una Presenza che dà voce al desiderio più autentico del cuore.

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato il rapporto con gli altri, il senso di comunione che si è generato tra le persone presenti: la vocazione non è un percorso individuale, ma si scopre in chi vive con serietà la stessa domanda e lo stesso cammino. Questa unità vissuta ha aperto uno sguardo nuovo sul futuro: più fiducioso, più libero, più pieno di speranza.

Alla fine del campo, le ragazze e i ragazzi sono tornati a casa cambiati: più consapevoli di sé, più desiderosi di vivere con autenticità ogni istante, più certi che ogni frammento di vita quotidiana può essere segno e occasione di un incontro con Cristo. La vocazione, così, non è un peso o un compito da risolvere, ma una strada di libertà, una risposta alla chiamata di Dio che continua a provocare il cuore dell’uomo.

 

Irene Veronese
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Campo Vocazionale 20251

Sabato 28 giugno 2025, i Gruppi Vocazionali “Il Mandorlo” e “Il Sicomoro” hanno vissuto una giornata intensa e piena di significato, insieme ai loro genitori, nella città di Modena. Un’uscita che si è rivelata molto più di una semplice gita: è stata un’esperienza di compagnia vera, un segno concreto di come la fede possa diventare forma della vita.

L’incontro tra ragazzi, genitori e accompagnatori ha creato una familiarità sorprendente: in un clima di semplicità e gioia, si è respirato il gusto dello stare insieme, il desiderio di condividere il cammino e la domanda profonda che ciascuno porta nel cuore. Attraverso le bellezze del centro storico di Modena, la visita al Duomo e i momenti di sosta, si è fatta strada in noi una percezione più chiara: la fede non è un discorso da capire, ma un avvenimento da riconoscere nella realtà.

Ciò che abbiamo vissuto è stato un’occasione per educare lo sguardo: guardare tutto – la città, la storia, gli incontri, persino il pranzo condiviso – come segno, come richiamo alla presenza del Mistero che si fa compagno nel cammino. In questo senso, la giornata è stata un’esperienza di memoria: memoria di ciò che ci ha presi, che ci ha messi insieme, e che rende ogni istante un’opportunità per crescere nella nostra vocazione.
I momenti di dialogo con i genitori e i ragazzi, la bellezza delle relazioni, nate o approfondite, e la possibilità di raccontarsi liberamente, hanno fatto emergere il bisogno comune di una compagnia stabile, che sostenga il cammino di ognuno nella scoperta del disegno di Dio sulla propria vita.

Abbiamo toccato con mano che seguire Cristo, oggi, significa appartenere a una compagnia umana in cui la fede diventa esperienza. E, tornando a casa, ci siamo portati via una certezza semplice ma fondamentale: ciò che ci è accaduto non è solo passato ma si fa sempre nuovo e inizia adesso.

Irene Veronese
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Immagine Articolo 'Uniti nella Fede'

Nei giorni scorsi, durante il Giubileo degli Adolescenti, ho avuto modo di riflettere sulla grande grazia che Dio mi ha fatto donandomi la gioia di ricevere il Ministero del Lettorato in un anno così speciale come questo, in occasione dell’ormai prossima Veglia Diocesana di Preghiera per tutte le Vocazioni. Proprio a Roma, infatti, centinaia di migliaia di adolescenti hanno potuto attraversare la Porta Santa per toccare con mano la Misericordia di Dio, attorno alla quale ruotano tutte le Scritture. E non solo: in questo 2025, il Vescovo Giampaolo ci chiede di lavorare tutti assieme per costruire, nella nostra Diocesi, le Comunità Cristiane Sinodali mettendo al centro proprio la Parola.

Due coincidenze? Non credo… Credo, piuttosto, che il Signore ci stia interpellando, anche per vie diverse, a ricentrarci proprio su quella che è una delle colonne portanti della nostra fede: appunto, la «Roccia della Parola».

Ricevere il Lettorato in questo 2025, assume per me un valore ancora più grande: anche se si tratta di un ministero minore, infatti, sento forte la chiamata di Cristo a incarnare nella mia vita la sua Parola, seppur con i miei limiti e le mie fragilità. Ma d’altra parte, come scriveva San Paolo, noi abbiamo “un tesoro racchiuso in vasi di creta, una straordinaria potenza che non viene da noi, ma appartiene a Dio” (2Cor 4,7). Allora, anche se riconosco il mio essere “creta”, anche se so di essere fragile, sono comunque certo che la straordinaria potenza del tesoro che è la Parola di Dio colmerà i miei limiti e mi permetterà di conformarmi sempre più a essa, così da portarla agli altri nella mia vita e, a Dio piacendo, nel ministero sacerdotale.

 

Daniele Mozzato
Seminarista

Immagine Articolo Daniele Mozzato (Lettorato)

Tu sei bellezza

CV24 Copertina Articolo 'Tu sei bellezza'

Qual è il sogno che Dio ha per me? Per me, sì, proprio per me… E, ancora prima, perché Dio dovrebbe sognare di me, della mia esistenza, della mia vita? Sono davvero meritevole del suo sguardo, della sua “attenzione”? Una domanda, la prima, che si è inserita con forza nelle fasi iniziali del campo vocazionale. Sebbene non si tratti di una domanda “nuova” per la … Continua a leggere Tu sei bellezza »

L’équipe della Pastorale Vocazionale diocesana propone, quest’anno presso l’Unità Pastorale Navicella-San Michele Arcangelo di Chioggia, una settimana (da domenica 14 a domenica 21 aprile) di sensibilizzazione e preghiera sul tema vocazionale.

La parola ‘vocazione’ potrebbe apparirci ormai desueta o riguardante solo alcune categorie (di solito, sacerdoti e consacrate/i), sebbene in realtà riguardi tutti i battezzati ed esprima il disegno di Dio per ciascuno di noi. Vocazione è infatti donare la propria vita accogliendo e intrecciando con gioia due sogni: quello di Dio e quello nostro, che mai si contraddicono.

La settimana vocazionale, che avrà come titolo “Creare Casa” (ChV, 217), vuole essere un momento di condivisione di testimonianze vocazionali, che aiutino a guardare la vita nel suo svolgersi cristianamente. Il poliedro di vocazioni – dono di Dio – è una ricchezza per la chiesa e per il mondo ed è bello poterle narrare sempre per il bene di tutti e per illuminare la strada dei più giovani.
La stessa Veglia Diocesana di Preghiera per tutte le Vocazioni, che si svolgerà giovedì 18 aprile, alle ore 21:00, presso la chiesa della Beata Vergine Maria della Navicella, metterà in luce il dono di una particolare storia vocazionale. Alla preghiera siamo tutti invitati, in particolare i giovani.

“Creare Casa”, infine, è anche il tema della 61^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che quest’anno si celebrerà domenica 21 aprile. Tutti i sacerdoti e gli animatori liturgici sono chiamati a dare particolare rilievo a questa Giornata invitando i fedeli alla preghiera.
Il tema suggerisce un invito per le nostre comunità, ossia cercare di creare spazi possibili di accoglienza perché ciascuno possa far crescere e coltivare la propria vocazione.

 

Don Giovanni Vianello
Direttore dell’Ufficio Diocesano Vocazioni

In ognuno di noi c’è sempre quella voglia nascosta di lasciarsi sorprendere dalla vita, da quel Cammino che è stato sognato su misura per noi dal Signore che, a volte, ci scombussola i piani.
Così è successo a me quando ho deciso di accettare la proposta di partecipare al Campo Vocazionale (dal 28 agosto al 2 settembre), un’esperienza che non avevo previsto ma che mi ha arricchito di tanti incontri inaspettati, di testimonianze che hanno aperto in me domande, curiosità e momenti di riflessione.
Abbiamo vissuto con le ragazze e i ragazzi giornate molto intense in cui abbiamo incontrato e ascoltato testimoni della fede nella poliedricità delle vocazioni. Mi ha colpito quanto emergeva in tutte le storie, come ogni strada fosse sempre illuminata dal rapporto di amicizia con Gesù.

Nell’incontro con le suore Carmelitane Scalze di Bologna, nel quale abbiamo conosciuto suor Veronica e suor Teresa Benedetta, le monache di clausura hanno interagito con noi restando dietro la ‘grata’ e comunicandoci tutta la loro gioia di dedicarsi a Gesù e di custodire la loro vita in quella casa. Questa ‘grata’ quindi è per loro segno di custodia della preghiera e non di distacco dal mondo, come rispecchiava la loro viva testimonianza.
Mentre parlavano della loro vita e della loro vocazione, ho notato quanto fossero piene di gioia, sempre con un volto lieto e questo mi ha fatto riflettere. Per suor Veronica, ad esempio, la vocazione non è stata chiara fin da subito, ma frutto di anni di lotta interiore prima di pronunciare il suo “Sì”. L’altra cosa sorprendente che ho scoperto è che la vita in clausura non è distante e limitante come si potrebbe immaginare bensì un luogo dove nella preghiera si possono raggiungere tutte le persone nel mondo, come ci ha testimoniato suor Teresa Benedetta. La vera libertà non sta nel poter fare tutto ciò che si vuole, ma nel liberare il cuore da ciò che lo blocca per potersi donare a un amore più grande.

Un altro momento per me significativo è stata la giornata trascorsa all’Opera Padre Marella, sacerdote originario della diocesi di Chioggia, insegnante presso il nostro seminario vescovile e poi emigrato a Bologna. L’Opera si occupa di accogliere le persone più fragili, offrendo supporto nella povertà e costruendo una prospettiva di rinascita, lavorando sulle potenzialità di ciascuno, favorendo l’indipendenza. Forse ho prestato più attenzione alla figura di Padre Marella e ai collaboratori dell’Opera perché era il centro tematico del campo vocazionale e, nonostante provenisse dalle nostre zone, non ne avevo mai sentito parlare. In particolare, di lui mi ha colpito la semplicità con cui viveva, la sua carità incondizionata verso i ragazzi, i giovani e i bisognosi, la sua obbedienza alla Chiesa e la sua umiltà, anche nell’accettare la sospensione a divinis.
L’esempio di Padre Marella e l’impronta che lui stesso ha lasciato a chi oggi lavora all’Opera, seguendo lo spirito “Caritas Christi urget nos”, mi fa pensare a una frase che spesso è stata ripetuta durante il campo e che può essere di grande ispirazione: “Gesù è vivo e continua ad attirare le persone”.

Ci sarebbero ancora tante cose da raccontare di questo campo: tante emozioni e tante sensazioni, che possiamo riassumere nel versetto “Cristo ci ha liberati per la libertà” (Gal 5,1), frase che è stata il filo conduttore del campo. All’inizio questa frase mi sembrava quasi incomprensibile ma dopo questa esperienza, ha acquisito un nuovo significato nella mia vita. Forse la chiave sta proprio nella libertà di lasciarsi amare da Gesù.

 

Anna Gobbo
Giovane del Gruppo Vocazionale “Il Cedro”