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La Pastorale Giovanile della Diocesi di Chioggia, nella missione di cura e accompagnamento dei più giovani, integra nuovi strumenti per rispondere al suo prezioso compito. Sebbene tutti, infatti, abbiano vissuto la stagione della giovinezza e alcuni strumenti e strategie abbiano fatto bene in passato, oggi questi potrebbero non portare gli stessi effetti. I fattori in gioco sono molti e diversissimi, siamo di fronte a una situazione complessa. Si tratta di una questione che non possiamo affrontare con programmi predefiniti, ma agendo sul campo, osservandone i risultati e riadattando l’azione alla risposta ricevuta.

Adorazione Eucaristica Campo Vocazionale 2026

Giovane in preghiera, Campo Vocazionale 2026 (Ph. Daniele Boscarato)

I giovani devono vivere nel mondo, non si può mettere loro dei paraocchi, ma crediamo fermamente alla grande opportunità che il condividere del tempo guidati nella Fede possa dare l’occasione di incontrare il Signore e in Lui scoprire la vera gioia. La diminuzione, poi, della presenza di questa fascia d’età nelle nostre chiese e negli ambienti ecclesiali non è un fenomeno che riguarda solamente la Chiesa di Chioggia. Di conseguenza, consci che l’unione fa la forza, è ripartito un progetto della Diocesi di Vicenza che, per il triennio 2026-29, ha assunto una dimensione interdiocesana, coinvolgendo i territori di Vicenza, Padova, Verona e Chioggia, grazie al contributo di Fondazione di Comunità Vicentina e BCC Veneta.
Il progetto “Animatori di Comunità” intende soccorrere proprio questa esigenza, attraverso un’azione improntata radicalmente al principio di sussidiarietà. Al centro, infatti, ci sono dei giovani, che sono stati incaricati di promuovere attività e di coordinarle all’interno delle comunità cristiane destinatarie, favorendo l’aggregazione e la costituzione di ambienti per arginare la dispersione che negli ultimi anni si è rilevata (e tuttora si rileva) al termine dell’iniziazione cristiana. La nostra Diocesi, in particolare, ha aderito a due bandi, uno per la Comunità Cristiana Sinodale Buon Pastore-Spirito Santo e uno per la CCS Beata Vergine della Navicella-San Michele Arcangelo. Il progetto, avviato nel mese di giugno 2026, ha concluso la prima fase di analisi dei bisogni e di progettazione, sondando nel tempo dell’estate e delle prime settimane dell’anno scolastico le richieste dei ragazzi e delle loro famiglie, mettendole in relazione con quanto già le comunità offrono e la varietà di elementi di novità che i tempi suggerirebbero.

Animatori di Comunità della Diocesi di Chioggia

Simone Gazzignato e Jacopo Delvecchio, animatori di comunità della Diocesi di Chioggia, 10 ottobre 2026.

Davvero preziosa è la rete che le due Comunità Cristiane Sinodali direttamente coinvolte possono costituire con le restanti comunità diocesane e con le altre diocesi aderenti al progetto, soprattutto nell’area della formazione. A questo proposito, sabato 10 ottobre 2026 si è tenuta una prima giornata di formazione presso il Centro Diocesano “Mons. A. Onisto” di Vicenza con l’intervento del Prof. Alessandro Cravera, dal titolo “Allenarsi alla complessità”. Alla proposta hanno partecipato anche i due animatori di comunità della Diocesi di Chioggia, Jacopo Delvecchio e Simone Gazzignato. Il tema è stato il perfetto esordio per “educare lo sguardo” ad affrontare le sfide di un problema non lineare, come è l’educazione, e per riconoscere e incarnare alcuni elementi dell’atteggiamento di leadership richiesto per collaborare allineati ma autonomi, essenziale affinché una comunità non sia viziata dal pericolo dell’autoreferenzialità, che rischierebbe di vanificare ogni sforzo. È stata una proposta che, oltre a un momento frontale, ha previsto anche un’esperienza “immersiva”: il thriller interattivo “The Cage”.

Come Chiesa, insomma, non può bastarci il vedere persone che stanno assieme, perché il parametro che ci ha lasciato Gesù ci chiede di più, cioè che assieme, come figli di Dio, ci amiamo: “[…] Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35). Per adempiere al Comandamento, però, dobbiamo lasciarci amare. Lasciamo al Signore decidere chi porre al nostro fianco nel cammino, chi ci ha già fatto incontrare e chi verrà. Infatti, le comunità cristiane – come ci ha insegnato San Paolo – non sono agglomerati omogenei ma corpo con membra diverse dalla pari dignità. Così, scelti dal Signore, uniti per Lui mediante questo Provvidenziale progetto, lo stare assieme dei giovani non è l’occasione per un “indottrinamento” ma per innamorarsi del Signore nelle sfide che la fraternità porgerà, nel concreto delle loro vite, e che con l’azione della Grazia sempre più profumerà di Vangelo.

 

Simone Gazzignato
Animatore di Comunità per la Diocesi di Chioggia e
membro del Centro Diocesano Vocazioni

Giunti ormai oltre la metà dell’anno pastorale, mentre a Roma si è dato avvio ai gruppi di studio sulle tematiche del sinodo, si può dire qualche parola sul percorso intrapreso in diocesi sui diversi ambiti suggeriti dal Vescovo nella sua Lettera. Il Vescovo, infatti, nella Lettera Pastorale dal titolo “Partirono senza indugio”, delinea i tratti necessari per maturare delle comunità cristiane sinodali.

In primo luogo, la comunità è il luogo dove si vive e si trasmette la fede in Gesù Cristo con tutto ciò che ne consegue. È chiaro che la “costruzione” di tali comunità, non parta da zero, ma dalla realtà ecclesiale esistente. L’obiettivo infatti è quello di maturare, tra i fedeli, una consapevolezza crescente della vita cristiana, della chiamata battesimale, in primis. E, se necessario, anche di crescere nella corresponsabilità a riguardo delle comunità, che sempre più si trovano povere di ministri ordinati.
Risulta quindi necessario che crescano forme di servizio e di ministerialità che siano nel segno di una comunione ecclesiale e di una dedizione che prosegue nel tempo. Questo affinché possa avvenire una responsabilità sempre maggiore tra i laici battezzati e si crei la possibilità di équipe pastorali che, assieme ai presbiteri, aiutino le comunità a credere in Gesù e a professare la propria fede.

È la grande sfida che già il Concilio Vaticano II aveva posto parlando di chiesa come popolo di Dio visto
nella sua unità e nella sua diversità.
Ricorre, infatti, in Lumen gentium 10 e 12 il tema della comunione: “Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1 Cor 12,7)”.
Inoltre, va detto che il Concilio stesso aveva ripreso la riflessione del rapporto tra i diversi membri del popolo di Dio. È stato esplicitato con chiarezza quanto sia importante considerare il dono del battesimo come la grande sorgente che abilita tutti alla vita cristiana. Si parla così di partecipazione attiva, di collaborazione, ecc.

Ciò che Papa Francesco chiede oggi alla Chiesa e ciò che il nostro Vescovo Giampaolo domanda a noi è di continuare il cammino intrapreso già più di sessant’anni fa, facendo attenzione al cambiamento d’epoca, che, sotto tutti gli aspetti, stiamo ancora vivendo.
In questi primi mesi di cammino diocesano (ma in continuità con la riflessione iniziata tre anni fa), il tema delle comunità cristiane sinodali ha cominciato a essere oggetto di riflessione qua e là nelle diverse zone pastorali della diocesi, iniziando a considerare altresì il tema della ministerialità. Anche a livello diocesano, poi, nelle strutture di partecipazione ecclesiale, ha trovato modo di essere approfondita la mission della corresponsabilità e della ministerialità, con tutto ciò che ne può conseguire. Lo si è fatto, più in particolare, sia al Consiglio Pastorale diocesano sia al Coordinamento degli Uffici pastorali.

Un altro aspetto significativo, che spesso è stato portato alla luce grazie alle riflessioni richieste dal cammino sinodale, è la necessità di una formazione. Si sta quindi pensando a quale possibile formazione si possa offrire, come diocesi, per aiutare tutti a maturare processi nuovi, che aiutino le nostre comunità cristiane ad attingere e a sostenersi nella fede in Cristo. Un’offerta di formazione che dovrà essere per tutti, perché ciascuno abbia l’opportunità di approfondire il dono della vita cristiana, ma anche una formazione per quanti svolgeranno compiti precisi nelle comunità assumendosi delle specifiche responsabilità.

Anche per quanto riguarda l’iniziazione cristiana, l’Ufficio Catechistico ha avviato una pista di lavoro (inviando dei questionari a sacerdoti e catechisti), chiedendo una valutazione del percorso fatto fino a oggi. Dopodiché, seguirà una più ampia riflessione diocesana, che dovrà portare a delle precisazioni di percorso, ma soprattutto dovrà aiutare i cammini nel periodo della mistagogia. Un lavoro che si intreccia con il cammino del terzo anno sinodale, in cui ci è chiesto un discernimento sulla vita delle nostre comunità.

Ci fa bene pensare che la Chiesa non sia un monolite statico attorno a cui tutto deve ruotare, ma sia invece formata di donne e uomini che camminano guidati dallo Spirito, che sempre suscita profeti, pastori, carismi, cristiani che imparano ad amare e testimoniare Gesù e il suo vangelo sopra ogni cosa, e che tralasciano ciò che può essere di ingombro a questo amore vivo, fosse anche qualche vecchia struttura o qualche usanza ormai obsoleta.
Insomma, al centro di tutto questo lavoro e di quanto si maturerà si trova il popolo di Dio, che desidera vivere la fede e camminare assieme in una esperienza nuova di comunione e di fraternità evangelica, attento ai bisogni di ciascuno e rigenerato continuamente dall’eucaristia. Un percorso in cui non c’è uno schema da seguire già predisposto ma la provocazione di una lettura costante e profonda del divenire della realtà ecclesiale e del suo potenziale realizzarsi nei diversi contesti.
La vita di fede, che è dono dello Spirito Santo, si accresce così in ogni possibile incontro, iniziativa, itinerario proposto e riguarda tutti. Sta al pastore (al Vescovo) riconoscerne i segni e delinearne le strade percorribili.

 

Don Giovanni Vianello
Delegato per il Coordinamento della Pastorale

La Diocesi di Chioggia propone un percorso formativo in vista di un’eventuale esperienza missionaria in Africa, per vivere la quotidianità, l’annuncio e l’impegno dei missionari, confrontandosi con altre culture e condividendone la fede.

L’esperienza si svolgerà durante la terza e la quarta settimana del mese di luglio 2024 presso la parrocchia di Bwoga-Chioggia, in Burundi, dove operano le suore della Congregazione delle Serve di Maria Addolorata, e i giovani partecipanti avranno la possibilità di offrire un tempo di animazione, realizzare qualche lavoro nella scuola in costruzione – sostenuta anche con le offerte del tempo di Avvento della Caritas diocesana – e fare esperienza delle tradizioni locali.

Si tratta, quindi, di una proposta che arricchirà per primi i partecipanti ma che potrà anche diventare successivamente testimonianza e annuncio nelle comunità diocesane.

“Creare Casa”

Dal 3 al 5 gennaio 2024 si è svolto a Roma il consueto Convegno Nazionale Vocazioni. Questo appuntamento è diventato una tappa fissa all’inizio dell’anno per il Centro Diocesano Vocazioni, che, sfruttando la modalità online per seguirlo, si è ritrovato in quei tre giorni presso Casa San Luigi delle Serve di Maria Addolorata, a Sottomarina. Il tema del Convegno, organizzato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale … Continua a leggere “Creare Casa” »