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Dovrebbe accadere in maniera immediata, quasi automatica, l’avere uno sguardo vocazionale nel servizio pastorale dentro la comunità. La profonda consapevolezza della nostra figliolanza divina e della vocazione battesimale dovrebbe portarci sempre a guardare con attenzione la vita nostra e la vita dei fratelli e delle sorelle, non dimenticando che siamo tutti dei chiamati e che il Padre ha un sogno bello su ciascuna delle sue creature.

Il cammino quaresimale di questo anno A ha rimarcato ancora di più il percorso battesimale, donandoci l’opportunità di sostare, con i brani stupendi dei vangeli domenicali, sul cammino del discepolato e sulla realtà dell’amore di Dio per noi. Un amore grande che affascina, che provoca a una risposta, che interroga la vita. I tre discepoli, la Samaritana, il Cieco nato, Lazzaro, gente che si è fatta cambiare la vita dall’incontro con il Signore.

Nella pastorale ordinaria e quotidiana, a volte si può andare un po’ di fretta, come sembra fare il mondo che ci circonda, e corriamo il rischio di non prestare attenzione a tanti motivi vocazionali di cui è piena la Parola di Dio, la preghiera, la liturgia della Chiesa, la catechesi, l’agiografia e la vita quotidiana dei nostri fedeli.
Dedicare agli altri più tempo e tempo di qualità, riconoscere il primato dell’incontro, mettere al primo posto la persona e la sua storia, esercitarsi in un ascolto autentico che dice accoglienza: sono questi strumenti utili per poter vivere una pastorale vocazionale a 360° con un occhio illuminato dalla fede e attento nel riconoscere tanti bei segni di chiamata, nel vedere come Dio lavora e può lavorare.

Forse ancora troppo poco parliamo di vocazione e, se lo facciamo, ci limitiamo a qualche aspetto sulle vocazioni di speciale consacrazione, non riconoscendo, a partire dagli sposi, tanti altri ambiti di vita-chiamata che sono una grande ricchezza. Se guardassimo di più all’altro come a un mistero, un mistero di grazia e di amore; se ci ponessimo di più al servizio, contro la tentazione di essere maestri; se ci guardassimo con ammirazione e stupore, forse qualcosa cambierebbe, a partire da noi. Così l’aspetto vocazionale della vita, alla base della nostra esperienza cristiana, risalterebbe nella pastorale quotidiana e creerebbe un clima buono e fecondo dove alcune scelte belle e gioiose troverebbero il loro terreno fertile per piantare radici, crescere e portare frutto.

 

Don Angelo Vianello
Amministratore della CCS
Navicella-S. Michele di Sottomarina

Il cammino annuale della pastorale vocazionale diocesana si avvicina a una delle sue tappe più significative: la veglia di preghiera in occasione della 63^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che verrà celebrata domenica 26 aprile 2026.
Il tema scelto per quest’anno, “Aspirate alla santità, ovunque siate”, riprende l’invito rivolto da papa Leone XIV ai giovani riuniti a Tor Vergata nell’agosto del 2025, un invito a coltivare l’amicizia con Gesù, a prendersi cura di una relazione capace di diffondere la bellezza di una sola vita come luce per l’umanità intera.

«È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue.»

Sono ancora le parole di papa Leone a tracciare i contorni di un’aspirazione che passa attraverso l’ispirazione. Parole, contenute in questo caso proprio all’interno del messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera del 26 aprile, che si inseriscono nei confini di una relazione che non può non nutrirsi di ascolto, di dialogo, di tempo, di fiducia.
«Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura.»
La veglia diocesana di preghiera per le vocazioni si pone allora come un tempo e uno spazio specifici per mettere a tema la propria vocazione – al ministero ordinato, alla vita consacrata, al matrimonio – e per continuare a coltivare (oppure per rinsaldare o per ricomporre) la relazione con quel Pastore che viene definito letteralmente «bello» nel Vangelo di Giovanni.

Ascolto, preghiera, comunione

La veglia, che si vivrà nella serata di martedì 21 aprile 2026, alle ore 21:00, presso la Chiesa parrocchiale del “Buon Pastore” di Sottomarina (VE), sarà presieduta dal vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, e, nell’occasione, il seminarista Daniele Mozzato riceverà il Ministero dell’Accolitato, un ulteriore passo del suo cammino verso il sacerdozio.
In un tempo che ci sfida enormemente a essere testimoni di pace e di speranza, la comunità diocesana si ritrova – nell’ascolto della Parola e nella preghiera – per sussurrare la bellezza di una vita donata per il Signore, aspirando con umiltà e con gioia a quella santità che è la misura autentica della vita cristiana.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Locandina Veglia Diocesana Vocazioni 2026

Il Giubileo che abbiamo aperto […] in Cattedrale ci invita ad essere “pellegrini di speranza”.

Questo santuario è una delle chiese giubilari della nostra diocesi, dove possiamo accostarci alla Confessione e compiere quei gesti che la Chiesa ci propone per ottenere quella misericordia sovrabbondante che caratterizza un Giubileo. In questo luogo Maria ha spronato i nostri padri a intraprendere un cammino di conversione; è un appello che risuona anche oggi. È Maria che invita proprio noi a diventare pellegrini di speranza.

Le domande che possiamo porci oggi sono semplici ma essenziali: «Desidero intraprendere questo pellegrinaggio?», «Cosa cerco se c’è qualcosa che cerco e desidero per quest’anno santo?», «Il dono di Dio è a disposizione di ciascuno, ma noi lo desideriamo questo dono? Ci interessa?».

I magi sono un esempio bello e provocante all’inizio di quest’anno: loro avevano domande, desideri, si sono messi in cammino, hanno lasciato i loro palazzi confortevoli e hanno intrapreso un cammino scomodo e rischioso. I magi sono stati “pellegrini di speranza” nonostante avessero la forza del loro sapere, avessero ricchezze e una vita agiata; ma questo non riempiva il loro cuore. Cercavano un re da adorare forse perché consapevoli che il sapere, la ricchezza e la vita agiata erano solo degli idoli ma non un Dio da adorare.
I magi avevano le loro verità ma non erano chiusi nelle loro idee e nelle loro abitudini; erano curiosi di aprirsi ad altre prospettive, onesti cercatori di un di più per la loro vita. Dio si lascia trovare da chi lo cerca, mentre rimane una statua inerme e senza vita per coloro che si accontentano di quello che sono. E noi cristiani del XXI secolo rischiamo di essere soddisfatti di una religione statica, legata alle nostre abitudini, ripetitiva nei gesti e nelle parole, spesso annoiata e brontolona delle mille cose che non vanno, ma lontana dalla prospettiva di diventare pellegrini e inquieti cercatori di un di più.

La prima caratteristica del pellegrino di speranza è mettersi in discussione, uscire dalla zona di conforto della propria fede e vita cristiana. Possono essere tante le zone di conforto: la mia Messa, a quell’ora perché mi è comodo; il mio gruppo dove mi sento a casa e faccio le cose che mi piacciono; il mio modo di pregare, sempre lo stesso da anni; la confessione ripetitiva e formale; l’attaccamento alle mie devozioni che mi danno sicurezza; un Dio incastrato tra mille altre cose a cui dare qualche spicciolo del mio tempo prezioso.
I magi sono attratti da una stella. Il termine desiderio deriva proprio da siderum che in latino significa stella. Il desiderio ci attrae, ci spinge a rischiare, a metterci in cammino quando le cose non sono chiare, senza sapere se effettivamente riusciremo a trovare una risposta a quello che cerchiamo. Senza desideri non ci metteremmo in cammino. Quando non desideriamo più, siamo fermi, in un certo senso siamo già morti.

I magi sono così desiderosi di raggiungere la loro meta che hanno l’umiltà di chiedere, di farsi aiutare.
Se ci sentiamo autosufficienti, se siamo orgogliosi dei nostri pensieri, del nostro modo di vivere, non cercheremo mai un aiuto. Dio si lascia trovare da chi lo cerca ed è disposto a trovarlo dove non pensava potesse esserci. Cercavano un re e trovano un bambino; cercavano una città importante e si trovano in un villaggio sconosciuto; cercavano un palazzo reale e trovano una stalla.
I pellegrini di speranza non possono essere persone chiuse nel loro piccolo mondo. Occorre aprirsi alla novità e non intestardirsi a ripercorre i tratti di strada che ormai conosciamo bene. Forse proprio su quelle vie ormai consumate e battute Dio non si fa più trovare.
Dio è novità, Dio è oltre, Dio spesso è altrove rispetto a dove tu lo vorresti trovare. Noi siamo abituati a percorrere sempre le stesse strade e se non lo incontriamo diciamo che non c’è, ma lui c’è, c’è sempre, ma probabilmente è altrove e ti chiede di diventare pellegrino.

C’è un rischio per il Giubileo che ci sta davanti: ridurlo a una pratica, a delle formule, a dei gesti che non ci scomodano più di tanto. Il rischio è di essere come Erode che vorrebbe adorare il re ma rimane chiuso nel suo palazzo; o come i sacerdoti e gli scribi che sanno tutto delle Scritture ma non si schiodano dalle loro scrivanie.
Il Giubileo non può essere una pagina da leggere o una pratica da compiere, ma dev’essere un’esperienza da vivere, un incontro da desiderare, una vita che vogliamo riprendere in mano, un tesoro che forse non abbiamo ancora scoperto.

Si dice che l’Epifania tutte le feste si porta via, ma noi non vogliamo che ci venga rubata la speranza, vogliamo il coraggio dei magi, i desideri che come le stelle ci sospingono, la decisione di metterci in cammino, oltre i luoghi conosciuti, oltre le abitudini di sempre, oltre una fede ridotta a pratiche, oltre i nostri recinti… Possa il Giubileo regalarci l’incontro con Gesù, un Gesù che credevamo di conoscere ma non era così; sarà così se saremo insieme “pellegrini di speranza”.

 

Vescovo + Giampaolo

Immagine Articolo GiubileoTesto tratto dall’edizione n.° 3 del 19 gennaio 2025 di Nuova Scintilla, settimanale d’informazione della Diocesi di Chioggia

“Creare Casa”

Dal 3 al 5 gennaio 2024 si è svolto a Roma il consueto Convegno Nazionale Vocazioni. Questo appuntamento è diventato una tappa fissa all’inizio dell’anno per il Centro Diocesano Vocazioni, che, sfruttando la modalità online per seguirlo, si è ritrovato in quei tre giorni presso Casa San Luigi delle Serve di Maria Addolorata, a Sottomarina. Il tema del Convegno, organizzato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale … Continua a leggere “Creare Casa” »

Partecipando al Convegno Nazionale Vocazioni, mi ha particolarmente provocato la lectio biblica proposta nel pomeriggio del primo giorno di lavori da Barbara e Stefano Rossi, collaboratori dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI. La coppia di sposi ci ha aiutati a immergerci con più profondità nelle due annunciazioni dei Vangeli del tempo di Natale, la prima quella a Maria (Lc 1, 26-38) e la seconda quella rivolta, invece, a Giuseppe (Mt 1, 18-25): due “sì” differenti, ma entrambi proiettati ad accogliere Gesù, fine al quale sono rivolte tutte le vocazioni.

La vocazione di Maria si realizza nel “qui e ora” che ella sta vivendo e non è solo per lei, ma è anche e soprattutto per altri (il Vangelo stesso, a sottolineare ciò, colloca l’annunciazione nel sesto mese di gravidanza di Elisabetta). Come il “sì” di Maria, quindi, anche i nostri personali “sì” non devono essere vissuti esclusivamente per noi ma all’interno di una rete di relazioni. Ogni chiamata è quindi per la comunità: non per una auto-realizzazione personale, ma per il bene di tutti. In questo “tutti” però non possiamo includere solo le nostre relazioni più prossime: la vocazione si inserisce in una storia più ampia, pur partendo dalla storia personale, indipendentemente da quanto essa sia inadeguata ai nostri occhi rispetto a quello che Dio ci chiama a essere. Nella vocazione Dio, infatti, ci consegna il suo stesso sogno – come fu per Maria e Giuseppe – e ci chiede di dargli fiducia perché Egli stesso si fida di noi.

Dall’altra parte, la vocazione di Giuseppe ci dice che quando il Signore chiama sconvolge i nostri piani. Questo spesso ci turba, ma saper stare in questo turbamento testimonia la veridicità della nostra chiamata e dice che essa è mezzo per sentirci amati da Dio (condizione necessaria per saper amare). Proprio in virtù di questo sentirci amati, la vocazione ci spinge ad andare oltre le norme e le nostre personali convinzioni. Andare oltre significa non fermarsi al sentirci “a posto” ma arrivare a percorrere la strada che Dio ha voluto, scelto e tracciato per ognuno noi.

Ecco che ogni chiamata diventa motivo per non rimanere spettatori passivi ma per mettersi in movimento, come Maria, come Giuseppe. L’atteggiamento deve essere quello “contempl-attivo”: non è sufficiente unicamente contemplare il mistero che abita ogni annunciazione, ogni vocazione, ma occorre rispondere attivamente. La risposta attiva non sempre è facile, non sempre è immediata, ma se impariamo a spezzettare il tempo saremo in grado di portare a compimento il desiderio di Dio per noi.

 

Daniele Mozzato
Seminarista del primo anno

Il giorno giovedì 13 ottobre 2022 prenderà avvio la tradizionale proposta di preghiera mensile per tutte le vocazioni: si tratta di una serie di appuntamenti che, promossi dal Centro Diocesano Vocazioni e rivolti ai Vicariati di Chioggia e di Sottomarina, propone un momento di preghiera e di riflessione collettive, intervallate dal canto e dall’adorazione personale silenziosa.

Tutti gli incontri si svolgeranno presso la chiesa del Seminario Vescovile Diocesano a partire dalle ore 21:00 e si inseriranno nel percorso tematico scelto a livello diocesano per l’Anno Pastorale 2022-23, che avrà ufficialmente inizio il giorno sabato 1° ottobre 2022: “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 42).

Teniamo accesa la fiamma della preghiera

Elezione: Gesù Chi-Ama

Il giorno giovedì 14 ottobre 2021 è ripresa la Veglia di Preghiera per tutte le Vocazioni proposta dal Centro Diocesano Vocazioni, un breve momento di preghiera e di riflessione che si propone come segno di affidamento al Signore per il dono di nuove vocazioni. “Le scelte più coraggiose sono frutto della preghiera. Quante volte passiamo tutta la notte pregando e combattiamo per chiedere almeno una … Continua a leggere Teniamo accesa la fiamma della preghiera »

Continua il cammino

Centro Diocesano Vocazioni (Anno Pastorale 2021-22)

Riparte da ottobre il cammino per le ragazze e i ragazzi del gruppo vocazionale. E, dopo i primi tre anni del Gruppo “Il Sicomoro”, è giunto il momento di articolare il percorso in tre esperienze diversificate, sia per il crescente numero dei partecipanti sia per proporre itinerari più adeguati all’età: 1. Il Mandorlo è una proposta per preadolescenti (dagli 11 ai 13 anni). Un ramo … Continua a leggere Continua il cammino »

Veglia Diocesana di Preghiera per le Vocazioni (13 maggio 2021)

Testimonianza di don Giovanni Pojer

Estratto della testimonianza di don Giovanni Pojer, giovane salesiano che presto riceverà l’ordinazione sacerdotale. “Signore, Ti affido tutto per avere indietro tutto, perché voglio tutto. E non sono pronto a rinunciare a niente delle grazie che Tu sei pronto a donarmi.”

“La santificazione è un cammino comunitario da fare due a due”

Veglia Diocesana di Preghiera per le Vocazioni (13 maggio 2021)

“Nessuno può sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare. […] perché la vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà“. Si tratta di un messaggio in apparenza semplice, ma assolutamente radicale, quello che papa Francesco ha voluto trasmettere in occasione della recente Giornata Mondiale di … Continua a leggere “La santificazione è un cammino comunitario da fare due a due” »