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Il tema scelto per la 63^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni si mostra, tra gli altri, con il volto sorridente di padre Mario Borzaga (1932-1960). Missionario degli Oblati di Maria Immacolata, la sua vita ha testimoniato che la santità non è un traguardo per pochi eletti, ma una vocazione al dono totale di sé che, pur partendo dal sentirsi «forte e bello nell’anima», può attraversare – nella percezione del fallimento – la caduta rumorosa di ogni certezza.

«Per farsi santi ci vuole più coraggio che tempo»

Nato a Trento, padre Mario partì per il Laos – stato del sud-est asiatico tra la Thailandia e il Vietnam – ancora ventenne. Come sottolineato splendidamente all’interno della rubrica “La Porta Accanto” tenuta da Lodovica Maria Zanet per la Rivista Vocazioni, la sua non fu una scelta basata sull’eroismo, ma su un desiderio profondo e umanissimo: la vita missionaria come modo per “camminare” nel buio dei tanti che patiscono le tenebre perché Gesù vera Luce ancora non è stato annunciato. Un pensiero che, trascritto nel suo “Diario di un uomo felice”, non era assenza di fatiche o di paura (che lo assalivano continuamente), ma la consapevolezza crescente di essere uno strumento dell’amore di Dio nel quotidiano, tra i poveri e gli ammalati della foresta laotiana: «Non c’è più d’aver paura, o da lamentarsi: Dio mi ha messo qui e ci sto».

«I martiri sono quelli che nella via della santità hanno bruciato le tappe»

Il 25 aprile 1960, padre Mario partì verso alcuni villaggi del Nord del Laos ma non fece più ritorno. Insieme a un giovane catechista laotiano, che aveva scelto di rimanere insieme a lui nel sacrificio supremo, fu ucciso da un gruppo di guerriglieri. Le testimonianze raccolte raccontano di un uomo che affrontò la morte con la stessa serietà e umanità con le quali aveva vissuto. Come il giorno in cui doveva entrare in Seminario ed era rimasto da solo ma non aveva pianto.

Il filo d’Amore di Dio

La testimonianza di padre Mario Borzaga ci parla, oggi, con forza: ci ricorda che la santità si gioca nel quotidiano, sulla fedeltà ai propri impegni e sulla capacità di trasformare ogni luogo in una “strada verso Dio”. Un “aspirare alla santità” che, nonostante «una paura maledetta», possa incarnarsi nel continuare a tenersi saldi a quel filo d’Amore di Dio che in fondo al cuore è impossibile che si spezzi.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Il cammino annuale della pastorale vocazionale diocesana si avvicina a una delle sue tappe più significative: la veglia di preghiera in occasione della 63^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che verrà celebrata domenica 26 aprile 2026.
Il tema scelto per quest’anno, “Aspirate alla santità, ovunque siate”, riprende l’invito rivolto da papa Leone XIV ai giovani riuniti a Tor Vergata nell’agosto del 2025, un invito a coltivare l’amicizia con Gesù, a prendersi cura di una relazione capace di diffondere la bellezza di una sola vita come luce per l’umanità intera.

«È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue.»

Sono ancora le parole di papa Leone a tracciare i contorni di un’aspirazione che passa attraverso l’ispirazione. Parole, contenute in questo caso proprio all’interno del messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera del 26 aprile, che si inseriscono nei confini di una relazione che non può non nutrirsi di ascolto, di dialogo, di tempo, di fiducia.
«Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura.»
La veglia diocesana di preghiera per le vocazioni si pone allora come un tempo e uno spazio specifici per mettere a tema la propria vocazione – al ministero ordinato, alla vita consacrata, al matrimonio – e per continuare a coltivare (oppure per rinsaldare o per ricomporre) la relazione con quel Pastore che viene definito letteralmente «bello» nel Vangelo di Giovanni.

Ascolto, preghiera, comunione

La veglia, che si vivrà nella serata di martedì 21 aprile 2026, alle ore 21:00, presso la Chiesa parrocchiale del “Buon Pastore” di Sottomarina (VE), sarà presieduta dal vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, e, nell’occasione, il seminarista Daniele Mozzato riceverà il Ministero dell’Accolitato, un ulteriore passo del suo cammino verso il sacerdozio.
In un tempo che ci sfida enormemente a essere testimoni di pace e di speranza, la comunità diocesana si ritrova – nell’ascolto della Parola e nella preghiera – per sussurrare la bellezza di una vita donata per il Signore, aspirando con umiltà e con gioia a quella santità che è la misura autentica della vita cristiana.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Locandina Veglia Diocesana Vocazioni 2026